di Raffaella Misiti e Simone Moscato

Provocatoriamente, il ritratto dell'allievo di canto moderno potrebbe essere quello di un alieno : con piccole orecchie, enormi occhi, testa abnorme, piccolo torace, e mani con quattro lunghe dita. Questo perché l'udito è stato disabituato alla ricezione di tutte le frequenze e condizionato alla percezione di quelle gamme di suoni che abbiano un implemento delle frequenze medio-alte. La musica ascoltata prevalentemente attraverso casse del computer, impianti stereo e cuffie non professionali e compressa in formato mp3 ha portato a deselezionare alcune frequenze e a rendere incapaci di riconoscerle sia percettivamente che propriocettivamente. In queste condizioni si tende ad avere un orecchio esterno viziato e un orecchio interno inibito. Motivo per cui è necessario in fase di studio far esplorare all'allievo la propria voce senza l'ausilio di supporti tecnologici
(almeno in una prima fase) per poi essere in grado di fargli gestire la propria voce amplificata mantenendone le coloriture naturali, oppure sapendone enfatizzare coscientemente alcune sfumature, senza perdere mai (attraverso una propriocezione ottimale) il controllo del proprio suono. Allo stesso modo gli occhi diventano sempre più grandi, perché diventano l'organo principale di studio nella fruizione della musica, dove si impara più osservando che ascoltando. Abbiamo constatato l'enorme difficoltà (soprattutto da parte dei giovani allievi) nel trovare una metodologia di studio del repertorio che non fosse esclusivamente imitativa, questo perché il confronto con il brano non è più legato ad un ascolto attivo/creativo, ma ad una visione passiva attraverso le molte versioni offerte da internet. Qui l'esperienza della fruizione è variegata ma totalizzante, in grado cioè di offrire un numero tale di spunti da inibire la ricerca personale, ed è anche capace di astrarre l'allievo dal proprio mondo, sostituendo durante l'ascolto la proiezione di sé stesso impegnato nell'esecuzione ad un acquisizione impersonale di un modello prodotto delle versioni osservate prima ed ascoltate poi. Occhi grandi ed orecchie piccole si accompagnano ad una testa abnorme, risultato di un elevato numero di informazioni esterne che portano ad essere sempre più mentali e sempre meno esperienziali. L'acquisizione passiva e massiva delle informazioni non si limita ad inibire la capacità dell'allievo di proiettare se stesso all'interno del brano, ma lo porta ad essere sempre meno curioso del vivere la musica come esperienza reale, tangibile, vissuta in prima persona: lo rende incapace di elaborare l'esperienza musicale attraverso il proprio gusto, il proprio giudizio estetico, favorendo invece il tentativo di produrre repliche di modelli altri da sé. Il vero paradosso quindi è che l'allievo si trovi ad elaborare sì un punto di vista, ma costruito su un approccio passivo della musica e non attivo, non personale, non costruito sulla maturazione intima che è propria del sentire diretto e del fare. Questo alieno ha un torace piccolo, oblungo: flessibile e sinuoso
quando vuole rispondere ai modelli estetici di massa, ma con fiati corti legati alla frustrazione (prematura e illogica) dell'ansia da prestazione, del mancato raggiungimento in tempi veloci di un successo non supportato però dall'esperienza o dallo studio, dalla cosiddetta “gavetta”. Il passare nel giro di pochissimo tempo dall'essere seduti di fronte al computer inviando la richiesta per un provino e poi il trovarsi tal volta in poco tempo in uno studio televisivo di fronte al giudizio di una commissione e del pubblico non lascia il tempo di elaborare mentalmente e fisicamente tutti i necessari passaggi che portano dalla famosa prima prova in cantina al grande pubblico. Il confronto passivo con i propri modelli riduce l'autostima o fa ottenere un rapporto irrealistico con il proprio ego, portando fuori strada rispetto al riconoscimento dei propri punti deboli e punti di forza, inibendo del tutto la possibilità di sviluppare una personalità artistica e quindi un suono personale (conditio sine qua non per acquisire più conoscenze e capacità a partire da un centro forte). Infine, le lunghe dita delle mani, ridotte a quattro, completano questa bizzarra figura di cantante, impegnato a cliccare, a digitare, a scrollare per trovare appigli e ispirazione.
Metaforicamente, allora, come evitare l'invasione aliena e ri- umanizzare il nostro allievo cantante?