di Raffaella Misiti e Simone Moscato

Tra i compiti del didatta, deve esserci il tentativo di portare l'allievo ad accorgersi della connessione innata, e quindi naturale, di tutte parti del corpo che sinergicamente producono l'atto vocale. Il contatto con il tempo presente, con il sé, con la consapevolezza del qui ed ora, con l'ascolto attivo dei movimenti naturali del corpo e del rapporto causa-effetto nel canto sono aspetti importanti nella veicolazione di qualunque contenuto didattico esperienziale proprio dello scambio autentico tra insegnante e allievo. Se la voce è un fatto antico (anti-cuus) che è nel passato, e quindi davanti a noi che possiamo udirla solo dopo che l'impulso e il meccanismo che l'hanno generata sono avvenuti, il pensiero diventa il futuro realizzato così in un presente vibrante e dinamico. Durante il respiro il pensiero nutre la mente, tutto il corpo si prepara a cantare mentre l'aria nutre i polmoni, lo spazio di risonanza si prepara ad accogliere l'effetto dell'espirazione,
trasformando il seme del suono: ciò che nasce dalla vibrazione delle corde vocali, nella miscela armonicamente espressa della nostra voce. La voce riscoperta, sorprendente e ri-generante di ogni essere umano non-alieno. Lo spazio di risonanza diventa virtualmente l'utero che realizza la maternità della voce, che partorisce il suono prodotto dal seme della vibrazione generata da quell'enorme, primordiale atto d'amore che è il respiro.